e poi

guardi, di nuovo, tutto da un’altra prospettiva.

ti metti nei panni di altri per capire.

non capire se hai ragione o meno, non è davvero questo l’importante, per comprendere se dannarti per questo o no.

e poi cerchi di capire se hai fatto intendere ciò che volevi far intere, forse non puoi farlo davvero. insomma tutti guardano le cose come le vogliono guardare, e pure guardando in un altro modo sei sempre un minimo condizionato da te stesso.

e poi la verità la sai, c’è una parte di te che sa la ragione -che tu lo capisca o meno-, c’è una parte in fondo che ti fa dire “cazzo ma basta”. per esserci c’è, ma seguirla è la cosa complicata.

e poi chissà che cazzo se pensa la gente.

velocemente

inizia a piovere. prima piano, goccia per goccia, e subito dopo forte.

la gente inizia a correre, andare di fretta, chiudere tutto e prendere ogni cosa.

sto andando verso la meta che mi ucciderà e noto tutto questo.

l’imprevisto nello sguardo, la fretta nelle gente, per dell’acqua, è triste.

finché non mi accorgo che sto facendo esattamente come tutti gli altri.