e poi

guardi, di nuovo, tutto da un’altra prospettiva.

ti metti nei panni di altri per capire.

non capire se hai ragione o meno, non è davvero questo l’importante, per comprendere se dannarti per questo o no.

e poi cerchi di capire se hai fatto intendere ciò che volevi far intere, forse non puoi farlo davvero. insomma tutti guardano le cose come le vogliono guardare, e pure guardando in un altro modo sei sempre un minimo condizionato da te stesso.

e poi la verità la sai, c’è una parte di te che sa la ragione -che tu lo capisca o meno-, c’è una parte in fondo che ti fa dire “cazzo ma basta”. per esserci c’è, ma seguirla è la cosa complicata.

e poi chissà che cazzo se pensa la gente.

velocemente

inizia a piovere. prima piano, goccia per goccia, e subito dopo forte.

la gente inizia a correre, andare di fretta, chiudere tutto e prendere ogni cosa.

sto andando verso la meta che mi ucciderà e noto tutto questo.

l’imprevisto nello sguardo, la fretta nelle gente, per dell’acqua, è triste.

finché non mi accorgo che sto facendo esattamente come tutti gli altri.

Tutto un dramma

Faceva davvero di tutto un dramma?

Si faceva spesso questa domanda, non sapeva bene che risposta darsi; molte volte scherzava anche, viveva di distopie esagerate per cercare di proteggere la sua mente da ciò che poteva succedere.

Come fa a sapere la verità?

Non può semplicemente, e questo le deva troppo fastidio. Non voleva pesare su nessuno, non era questo il suo intento.

non sapeva neanche lei quale fosse il suo intento, non sapeva neanche questo.

Mi perdo

Come mio solito penso e basta.

È un pensare anch’esso complesso perché in qualche modo finisco per perdermi e non ragionare.

Mi svuoto; svuoto la testa, i pensieri, tutto.

E divento un corpo che fissa il cielo. Un corpo che si perde a guardare le stelle che, non so come, mi fanno sentire a casa.

Passerei nottate, ore e ore a guardarle. Mi piace pensare che in qualche modo mi aiutino.

Le cose che ho intorno

Le cose che ho intorno mi stanno spegnendo, una più dell’altra.

Troppe cose insieme: sentimenti che si spengono, colpe che vengono date a caso, urla che vengono ascoltate e paure che nascono.

Il cuore batte troppo forte, fa male, non riesco ad arginare il dolore, ma va bene.

È un po’ triste, anzi più che triste mi sa di scontato, le solite cose che senti e che da un orecchio adulto sembrano esagerate. Beh può essere vero, possono essere esagerate, ma è il bisogno di capire cosa si ha ad esagerare; però dovrei smettere anche di parlare in generale -è abbastanza inutile- però esce spontaneo, pazzesco.

Arte

Scrivevo quel che pensavo, convincendomi che fosse sbagliato. Per nessun motivo.

Mi chiedo se un’artista, di qualsiasi genere, trovi bella la sua arte. Mi servirebbe solo per avere una considerazione in più, artista di certo non sono.

Fantasia

Mi manca quel tocco di fantasia che mi servirebbe, ma sfortunatamente per me manca. Poi, oddio, potrebbe esserci, ma io sono impegnata a pensare ad altro.

Altro che non è importante, altro che è paragonabile al superfluo.

Spesso penso a come io abbia iniziato tutto questo giro.

Sono arrivata a pensare al perché non ho reagito come altre persone che si sono disperata per giorni e giorni, mentre io dopo la prima ora, in cui mi è mancata tremendamente l’aria e non capivo più niente, ho iniziato a non sentire più questo dolore. Le lacrime c’erano, eccome se c’erano, ma cercavo di non farlo pesare a quelle povere anime che stavano patendo l’inferno per l’ennesima volta.

Mi dispiace anche che io abbia compreso che per quelle persone che mi stanno di fianco ogni giorno, io, non proverò mai un amore e un’affintià che generalmente esiste e persiste.